La restituzione dei tavoli di Pit Stop PD

INTRODUZIONE

Il nostro modo di scegliere il leader è moderno, democratico, necessario: passa attraverso una grande Elezione Primaria capace di coinvolgere iscritti e non e dare allo stesso una legittimazione che – almeno in teoria- dovrebbe essere fortissima.

Il rischio – quasi sempre trasformatosi in realtà- è che però quel dibattito si trasformi solo in una disputa sui cognomi e che non tenga conto, invece, della ricchezza dei contenuti di programma che non mancano mai.

Un Congresso, perciò, non può essere solo identificazione con le generalità di un aspirante leader: deve, necessariamente, essere un percorso di rafforzamento per l’unità della comunità, per la propria compattezza, per la propria capacità di sapere guardare al futuro costruendolo adeguatamente.

Noi abbiamo voluto scommettere su un Congresso delle idee e della condivisione, del pluralismo e del rispetto. Abbiamo creduto- quindi- che prima di calarci nel dibattito autunnale\invernale (fatto, quindi, del rischio che sia un toto-nomi) fosse necessaria una fase di ascolto molto ampia e articolata.

Abbiamo quindi convocato, il 18 giugno 2018, tutti i Circoli della Città di Milano: in tanti hanno accettato, tutti ci hanno scritto. Li a abbiamo chiamati per un confronto senza cognomi o leader, senza mozioni correnti: solo per un “PIT STOP” , una sosta concettuale e progettuale.

Le risultanze del lavoro- seppur sintetiche- sono espresse per sommi capi nelle prossime pagine.

La speranza è che del lavoro possano rimanere le idee e l’approccio: una metodologia di riflessione aperta e dialogante, senza nessuna categoria preconcetta, interamente orientata, con ottimismo, al futuro della nostra comunità.

Francesco Ascioti
Segretario Circolo 02PD

Buona lettura

COMUNICAZIONE

PREMESSA

IL RUOLO DELLA COMUNICAZIONE È FONDAMENTALE, A SEGUITO DEI RISULTATI DEL 4 MARZO 2018 È CHIARO CHE CI SIANO STATE DELLE LACUNE PER QUANTO RIGUARDA L’EFFICACIA DEL NOSTRO MESSAGGIO «COSA ABBIAMO FATTO IN QUESTI CINQUE ANNI DI GOVERNO» E, SOPRATTUTTO, NON È STATO RACCONTATA UN’IDEA, UNA NOSTRA VISIONE SUL FUTURO PER IL PAESE.
IL PROGRAMMA ELETTORALE “100 COSE FATTE E 100 DA FARE” NON HA EVIDENTEMENTE PORTATO GLI EFFETTI ATTESI, NON È RIUSCITO A TOCCARE LE GIUSTE CORDE NÉ PER DIFENDERE IL LAVORO E GLI OBIETTIVI RAGGIUNTI, NÉ TANTOMENO PER PROSPETTARE UN SOGNO. LA VITTORIA NON È SEMPRE DEI PRIMI DELLA CLASSE, NON BASTA AVER FATTO TUTTI I COMPITI, UNA CAMPAGNA ELETTORALE DEVE PORTARE DENTRO DI SÉ LA PASSIONE CONTAGIOSA DI VOLER CAMBIARE LE COSE. DALLA DISCUSSIONE, COSÌ COME DALL’ANALISI DI MOLTI OSSERVATORI POLITICI, SEMBRA SIANO MANCATE PROVVEDIMENTI DI BANDIERE IN GRADO DI CARATTERIZZARE IL NOSTRO PROFILO IDEOLOGICO, IDENTITARIO E VALORIALE DI FRONTE ALL’ELETTORATO: LA LEGA HA AGITATO LO SPETTRO DELL’IMMIGRAZIONE E DELLA PRESSIONE FISCALE; IL M5S HA UNITO ALLE TRADIZIONALI BATTAGLIE DI CONTRASTO AL CETO POLITICO IL TEMA DEL REDDITO DI CITTADINANZA. NE È RISULTATO UNO SCHIACCIAMENTO DELLE NOSTRE POSIZIONI, GIUDICATE DALL’OPINIONE PUBBLICA TROPPO DEBOLI SE CONFRONTATE A QUELLE DEI NOSTRI COMPETITORS ELETTORALI.
SIAMO VITTIME E CARNEFICI DELL’ERA DELLE FAKE NEWS, QUESTO COMPORTA UNA COMUNICAZIONE VELOCE ED IMMEDIATA DI NOTIZIE VIRALI CHE, ACCERTATE O MENO, INSINUANO IL SOSPETTO NEGLI UTENTI E TENDONO QUINDI AD ESSERE TUTTE SU UNO STESSO PIANO, QUESTO VA DAL NAZIONALE FINO A TOCCARE I NOSTRI MUNICIPI E ALLO STESSO MODO I PICCOLI COMUNI, ATTACCATI SPESSO DA UN FAZIOSO E PREMEDITATO SQUADRISMO MEDIATICO DI ALTRE FORZE POLITICHE.
DI COSA ABBIAMO BISOGNO PER COMUNICARE?

La necessità che emerge è comunicazione unitaria, semplice, che arrivi a tutti, espressa da un unico leader e senza continui messaggi discordanti provenienti da voci interne.
La richiesta tanto scontata quanto avvertita come necessaria: il gruppo è coeso nell’identificare cosa serve al Partito Democratico.
I modelli vincenti della “concorrenza”, i vari Salvini e Trump, sono fenomeni ontologicamente e ideologicamente tanto lontani quanto invidiati nella semiotica, nella facilità nel parlare alla pancia delle persone.
Nel definire l’identità della comunicazione che verrà si fa riferimento a un approccio duale, in sintesi “dovremo essere capaci di parlare sia alla testa che alla pancia delle persone”, nel quale le competenze e le professionalità siano acquisite per essere valorizzate nel partito, senza lasciare sulle spalle dei volontari un asset così importante, occorrono dei professionisti in grado di veicolare i messaggi giusti nel modo più chiaro e corretto possibile.
Riuscire finalmente a comunicare sui mezzi digitali dove, a parere di molti, non siamo stati in grado di comunicare con la forma adeguata al canale. Approcciare quindi ai nuovi mezzi, ai social network, senza tralasciare e anzi sposando una strategia multicanale dove la piazza, la tv, i social, convivano e collaborino nella costruzione del soggetto politico Partito Democratico presso la testa (e la pancia) degli elettori.

LA LEADERSHIP

Il linguaggio della nuova leadership è diverso rispetto al passato, l’idea di potere è come una corrente, è fatta da molti. È aperta, partecipativa e guidata dai pari. L’obiettivo della nuova idea di potere non è quello di accumularla ma di incanalarla.
Per è necessario consentire all’elettorato di immedesimarsi e venire rapiti da una nuova comunicazione, espressa da un leader che dall’alto sia in grado tramite una struttura organizzata di fornire oggetti comunicativi semplici e potenti, delle immagini di una visione, che gli iscritti possano diffondere con successo nelle cerchie sociali di appartenenza.


MILANO

PREMESSA

IL “MODELLO MILANO” HA PORTATO NEGLI ULTIMI ANNI DEI RISULTATI MOLTO POSITIVI PER IL PARTITO DEMOCRATICO DI MILANO METROPOLITANA, ANCOR DI PIÙ RISPETTO ALLE PERCENTUALI NAZIONALI. LE ULTIME ELEZIONI POLITICHE HANNO PERÒ MARCATO, CON MOLTA FORZA, LA DIFFERENZA TRA IL “CENTRO” E LA PERIFERIA, IN CUI IL CENTRODESTRA HA INVECE AUMENTATO CON PREPOTENZA IL SUO CONSENSO. TALE DIFFERENZA SI MANIFESTA TANTO NELLA DICOTOMIA TRA LE AREE PIÙ CENTRALI E QUELLE PIÙ PERIFERICHE DEL CAPOLUOGO (DATO DEL RESTO IN CONTINUITÀ CON LE ULTIME COMUNALI) QUANTO TRA IL CAPOLUOGO E I COMUNI DEL PERIMETRO METROPOLITANO.
DA QUESTO SCATURISCE LA NECESSITÀ DI UN’ATTENTA RIFLESSIONE SU COSA NON È STATO FATTO E SUL PERCHÈ NON CI SIANO STATE DELLE ORECCHIE ABBASTANZA ATTENTE PER ASCOLTARE. IN PARTICOLARE SU QUEI TEMI E SU QUELLE BATTAGLIE CHE DOVREBBERO ESSERE CARATTERISTICI DEL CENTROSINISTRA E CHE HANNO INVECE TROVATO UNA RISPOSTA IN SLOGAN E POPULISMI CHE SI SONO NUTRITI DI DISEGUAGLIANZA E PAURA.
A TAL PROPOSITO, IL CAPITOLO MILANO HA FOCALIZZATO LA SUA DISCUSSIONE SUI QUELLI CHE SONO I TEMI DELLA PERIFERIA E SULLA PRESENZA E IL RUOLO DEI CIRCOLI DEL PARTITO DEMOCRATCIO SUL TERRITORIO.

I TEMI DELLA PERIFIERIA

In primo luogo si è ritenuto necessario individuare quelli che sono i temi principali legati alla periferia:
• La casa.
C’è la necessità di realizzare case a prezzi calmierati evitando però di realizzare nuovamente quartieri dormitori/quartieri ghetto ma integrando case popolari con servizi, infrastrutture e punti di socialità. I contratti di quartiere poi non hanno avuto il successo sperato. C’è bisogno di proposte avanzate a livello regionale e nazionale per capire come poter lavorare. Una proposta potrebbe essere quella di lavorare in collaborazione col terzo settore per recuperare degli stabili o degli immobili inutilizzati
Su questo punto sarebbe bene avere delle persone di riferimento in ALER e MM con cui parlare più facilmente.
• La sicurezza.
Sicurezza intesa come coesione sociale e presidio sociale dei luoghi. Bisogna trovare le modalità di costruire dei presidi positivi nei quartiere in modo da aumentare la percezione di sicurezza. La coesione sociale va creata non solo tra italiani e stranieri ma anche tra diverse generazioni, facendo incontrare e convivere studenti, lavoratori, famiglie e anziani.
• La scuola.
Ancora si sente la differenza tra una scuola del centro e una di periferia. In parte per le condizioni strutturali degli edifici, un po’ per la qualità dell’insegnamento, con un ģrosso ricambio di insegnanti, insegnanti che non sono preparate a reggere e affrontare le situazioni di periferia. Bisognerebbe investire maggiormente in qualità della didattica destinando più risorse in periferia e meno in centro dove esistono altre possibilità per le famiglie.
• La sanità.
Le periferie sono grandi e manca la prossimità, mentre verso il centro i servizi sanitari sono più facilmente raggiungibili. Bisognerebbe sviluppare dei centri sanitari di maggior prossimità.
• Vivacità culturale.
Serve per creare coesione sociale e quei presidi positivi di cui sopra. Però non bisogna fare l’errore di puntare solo a portare la cultura elitaria in periferiama sviluppare anche una cultura maggiormente popolare, più vicina e comprensibile per chi ci abita.
Negozi e piccola imprenditoria.
Va valorizzata e promossa la piccola imprenditoria locale che serve per creare presidio sociale e coesione sociale
Tutti questi sono temi che necessitano di una risposta amministrativa inevitabilmente lunga a causa dei tempi della burocrazia. L’amministrazione comunale di Milanosulle periferie sta investendo energia, progetti e fondi. Il problema con cui oggi ci scontriamo è che per ora sono solo annunci perché concretamente non è cambiato nulla. Questo proprio a causa dei tempi lunghi che non permettono di vedere una risposta immediata, cosa che invece molti vorrebbero avere.

PRESENZA

Esiste quindi un altro tema, quello della presenza più costante e continuativa sul territorio, che può essere garantita dal partito attraverso i propri circoli e i propri iscritti. Presenza che, oggi, anche se esistente sulla carta, non sempre riesce ad essere effettiva e non sempre riesce ad essere in sintonia con le persone.

In che modo il Partito Democratico dovrebbe stare in periferia?
• Necessità di farsi vedere maggiormente tramite gazebi per aprire una nuova fase di ASCOLTO e cercando di coinvolgere le persone nelle attività
• I circoli dovrebbero sviluppare una rete di comunicazione e di rapporti con le realtà e i professionisti di quartiere, per esempio con chi fornisce servizi alla persona. Questo per avere una maggiore conoscenza del territorio e per riuscire anche a veicolare le informazioni amministrative
• Si potrebbero sviluppare alleanze con i soggetti privati, di grande o di piccolo calibro, che possono sviluppare una maggiore vivacità e possono consentire dei tempi di intervento più rapidi. Pensiamo ad esempio all’alleanza con i cittadini per i giardini condivisi o con i commercianti per le feste di via, piuttosto che con privati piu importanti per la ristrutturazione di luoghi degradati o il finanziamento di attività sociali.
• Più in generale, in questo momento, si sta sentendo la necessità di andare a cercare le persone fuori dai circoli. Prima bastava mettere una bandiera per far arrivare le persone, ora bisogna andarle a cercare nelle vecchie e nuove piazze (reali o virtuali). Anche i gruppi di “influencer” sono cambiati lasciando spazio a luoghi più informali e meno classici.
• I circoli dovrebbero essere dei centri operativi nei quartieri, creando sinergie tra i circoli, diffondendo buone pratiche, migliorando l’organizzazione
Per fare questo lavoro è necessario che la federazione cittadina spinga e sostenga i circoli in queste attività.


TALENTI

PREMESSA

IL PARTITO DEMOCRATICO È VARIEGATO E RICCO DI RISORSE DI VALORE: DONNE, GIOVANI, PRIMARISTI E SIMPATIZZANTI. QUESTO VALORE NON È SEMPRE PERCEPITO AL 100% ALL’ESTERNO, AL CONTRARIO, IL PD FIGURA SPESSO COME UN PARTITO RAPPRESENTATO DA SOLI UOMINI CON UN ETÀ ELEVATA.
COME SI PUÒ OVVIARE A QUESTA IMMAGINE? COME POSSIAMO VALORIZZARE MEGLIO I NOSTRI TALENTI?
PER COSTRUIRE UN PD FORTE E CHE GUARDI AL FUTURO BISOGNA DOTARSI DEGLI STRUMENTI GIUSTI PER SELEZIONARE E FORMARE LA CLASSE DIRIGENTE DI DOMANI. I GIOVANI DEMOCRATICI RAPPRESENTANO IL NOSTRO ORIZZONTE E PORTANO NEL TERRITORIO LA LORO ENERGIA CON PROGETTI DI ALTO LIVELLO.
LA CARENZA DI LEADERDHIP FEMMINILE È UN TEMA DA AFFRONTARE IN MODO TEMPESTIVO E PUNTUALE, SIA NEL MONDO LAVORATIVO SIA COME RAPPRESENTANZA POLITICA E AMMINISTRATIVA.
COLTIVARE I NOSTRI TALENTI, FORMARLI E VALORIZZARLI È LA CHIAVE PER AVERE NEL LUNGO UNA CLASSE DIRIGENTE DI ALTI VALORI E IMPEGNO COSTANTE.

I GIOVANI DEMOCRATICI: ENERGIA, ENTUSIASMO E LAVORO SUL TERRITORIO

I Giovani Democratici sono una comunità dove le relazioni interpersonali sono così forti da permettere di lavorare insieme e di impegnarci come veri compagni, ma molto spesso anche come amici.
Uno dei punti di forza è il sostegno da parte dei militanti di vecchia data, da chi ha avuto o ha un ruolo di responsabilità e da un partito sempre aperto nei confronti dei GD sia come federazione metropolitana che come singoli circoli.
Tema ricorrente e fondamentale nella discussione sui talenti è stato quello sulla formazione e la costruzione di una profilo politico.
I Giovani Democratici, attraverso delle esperienze concrete, ci hanno raccontato l’iter di alcuni progetti di lavoro che stanno cercando di portare avanti, che facciano parte di un percorso e che non siano dei singoli eventi spot.
Un esempio è rappresentato dal progetto “DELIVERIGHT – consegnateci i diritti” dove i GD hanno indagato e cercato di rappresentare politicamente il complesso insieme di istanze e difficili condizioni dei nuovi sfruttati dell’economia su Internet, ovvero della Gig Economy, con 3 diversi passaggi.
• Il primo passo attuato dagli attivisti dei GD è stata la FORMAZIONE, ricercata attraverso la comprensione del fenomeno non solo italiano, sono state fatte ricerche importanti, l’analisi dei contratti dei diversi rider, l’incontro con i sindacati e altri esperti nel settore.
• La seconda fase è stata l’ASCOLTO, ottenuto attraverso il dialogo con i rider che i Giovani Democratici hanno imparato a conoscere, comprendendo la tipologia della forza lavoro e dello sfruttamento attraverso video-inchieste, oltre che mediante l’utilizzo dei mezzi social e mediatici. Ascolto che è pervenuto anche dal segretario reggente Martina e dall’assessora Tajani, con un incontro-evento pubblico.
• Alla fine di questo percorso si è approdati ad un momento della PROPOSTA, che si svilupperà da adesso ai prossimi mesi attraverso un binario istituzionale accompagnato da un’azione di campagna comunicativa, anche con i diversi territori che piano piano si stanno unendo alla nostra causa.
Per quanto riguarda invece il lavoro sul territorio è stata pensata una modalità diversa, sempre in un contesto più programmatico ed organico.
Questo modus operandi è rappresentato dal progetto “Faccia a Faccia”, ovvero un appuntamento fisso ogni 2 settimane in un quartiere periferico per ciascun municipio, dove viene allestito un banchetto e distribuiti dei questionari riprendendo l’ascolto citato precedentemente, comprendendo quali sono le problematiche dei cittadini più in difficoltà, scambiandoci contatti e mostrando interesse verso il mondo che dobbiamo rappresentare.
I dati di questi questionari verranno utilizzati per “mappare” la situazione nei diversi territori e segnalare all’amministrazione dove intervenire e quali sono i sentimenti riscontrati.
Il lavoro sul territorio è fondamentale, arrivare là dove le amministrazioni non riescono, per tenere sempre vivo il contatto con i cittadini.

IL VALORE DELLE DONNE E LA CARENZA DELLA LEADERSHIP FEMMINILE IN POLITICA

Uno dei temi centrali affrontato è quello della diseguaglianza di genere.
Sono state affrontate alcune delle difficoltà, seguite dalle buone pratiche da poter seguire e suggerire. Abbiamo scorporato quella che è la diseguaglianza di genere in vari settori: la parità salariale, sociale, civile e politica.
La parità salariale è una questione fondamentale, bisogna innanzitutto prendere coscienza del famoso tetto di cristallo, ovvero la difficoltà per le donne con alte posizioni di raggiungere la vetta della carriera, e della femminilizzazione della povertà, infatti nei contesti più poveri solitamente la donna è ancora più povera ed aumenta la diseguaglianza.
Per essere precisi, nel Global Gender Gap Index 2017 l’Italia è crollata all’82esima su 144 Paesi. Sono state determinanti le disparità sul lavoro, in termini di partecipazione e salari, ma si sono ampliati anche i divari nella rappresentanza politica e nella salute.
La disparità salariale comporta che circa la metà della popolazione italiana guadagna strutturalmente il 20% in meno di quanto sarebbe dovuto, ovviamente l’impatto sui consumi, sulla famiglia, sui servizi e sulla struttura sociale. Su una questione importante come questa sia necessario l’impegno del Paritito Demcocratico, che se ne faccia carico e la ponga al centro dell’agenda politica.
Come risolvere il problema della rappresentanza di genere?
Molto discusso è stato il tema delle pluricandidature. Se si aggirano le regole di una legge elettorale per mettere meno donne in Parlamento qualcosa non funziona, così come nella necessità di mettere le quote rosa per assicurare parità, comunque non garantita.
La Conferenza Programmatica delle donne democratiche, il cui rinnovo è attualmente in corso, è di certo un bellissimo esempio di rappresentanza e coinvolgimento. Tra gli obiettivi della Conferenza: individuare proposte programmatiche sui temi di genere e fare formazione politica. Della Conferenza fanno parte le donne del PD elette in Parlamento, in consiglio regionale e comunale e le Coordinatrici di zona, nonché le 40 donne che saranno elette nel coordinamento insieme alla Coordinatrice.

La paretcipazione femminile c’è, è copiosa, attiva e competente. È necessario, quindi, porsi domande sulla correlazione negativa tra partecipazione delle donne in politica e loro rappresentanza sostanziale. Per un forte investimento nella leadership al femminile, partendo da organi come la Conferenza Programmatica delle donne democratiche, dalla collaborazione e dal dialogo tra le iscritte ed elette, il Partito Democratico sia a livello nazionale e sia regionale/metropolitano, deve esplorare il ruolo e il metodo per sostenere le candidate ad organi politici ed istituzionali, migliorare l’efficacia di queste candidature e il loro modello di leadership una volta in carica.

FORMAZIONE ED IMPEGNO POLITICO: IL VALORE DEI NOSTRI ISCRITTI

Per valorizzare i nostri TALENTI, servono scuole di formazione di partito, non di corrente, dove a parlare non ci sia solo il politico a cui si vuole dare visibilità, ma anche un esperto nel settore come un professore o un tecnico, che sappia tuttavia insegnare e non solo che conosca il proprio lavoro.
Per formare una nuova classe dirigente, facendo crescere i nostri talenti, dobbiamo uscire dall’autoreferenzialitá non solo partitica ma “circolistica” e “correntizia”, facendo lavorare i ragazzi su temi, progetti e interessi comuni a prescindere dal circolo di appartenenza o dall’essere tesserati del PD o esclusivamente della giovanile. Riteniamo importante fissare come punto di partenza della nostra iniziativa politica e di formazione della classe dirigente il comune riconoscimento di un perimetro di valori di base che ci accomuna per condividere il nostro capitale umano e che sia percepibile come tratto caratterizzante del nostro soggetto politico di fronte all’opinione pubblica, in particolare quella giovanile.
È un dato di fatto che il PD nelle fasce più giovani faccia fatica a essere percepito nei propri temi qualificanti, mentre sia più facilmente riconosciuto da fasce generazionali più anziane anche grazie alla conoscenza dirette che queste fette dell’elettorato avevano delle culture politiche di riferimento che hanno portato a fondare il Partito Democratico. A questo si aggiunga il tema della crescita e selezione della giovane classe dirigente, da coinvolgere sia nelle esperienze amministrative (coinvolgimento nelle liste per i consigli comunali nei piccoli comuni e circoscrizionali a Milano, ma in questo la Lombardia rappresenta un modello positivo), sia nel dibattito su questioni politiche di fondo: da tempo si discute infatti dell’opportunità di far collaborare i giovani del nostro partito con i dipartimenti tematici delle segreterie regionali e nazionali, sia per rendere queste strutture funzionali alla crescita della nuova classe dirigente, sia per far percepire ai giovani le dinamiche interne al Partito e cimentarsi nell’avanzamento di proposte politiche. Il tema è complesso e riguarda anche le nuove dinamiche congressuali.

DEMOCRATICI
PREMESSA

“Siamo giunti fin qui: finalmente i democratici, i riformisti italiani, hanno un partito.
Una casa comune, grande e nuova.” W. Veltroni 27 ottobre 2007
FIGURE DI RIFIREMENTO, CONVIVENZA NEL PARTITO DI TESI DIFFERENTI, CONGRESSO, RUOLO DEI TERRITORI, COINVOLGIMENTO DEGLI ELETTI, TUTTO CIÒ CHE CI IDENTIFICA E CHE RITENIAMO SIA GIUSTO MIGLIORARE.
IL TAVOLO DEMOCRATICI HA AFFRONTATO I TEMI PRINCIPALI CHE RIGUARDANO LA FORMA-PARTITO A 10 ANNI DALLA FONDAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO E SI È SVILUPPATO LUNGO DUE DIRETTRICI: UNA PIÙ LEGATA ALLA PROPOSTA POLITICA E UN’ALTRA CONCENTRATA MAGGIORMENTE SULLA DIMENSIONE ORGANIZZATIVA.
PROPOSTA POLITICA

Dal punto di vista della proposta politica, è emerso come sia importante poter contare su una figura di riferimento che rappresenti il partito di fronte all’opinione pubblica, specie a seguito della profonda trasformazione della percezione delle dinamiche interne ai partiti nell’elettorato. Tuttavia, nonostante l’elettorato oggi tenda sempre più a sovrapporre le figure di riferimento con interi partiti, si è evidenziato come apprezzi figure che dimostrino la capacità di ascolto (tanto delle istanze dei cittadini, quanto delle voci interne ai partiti). Di qui la necessità di avere un segretario che coinvolga la base e le varie anime del partito valorizzando il metodo collegiale.
Un altro tema fondamentale della proposta e dell’iniziativa politica è quello che riguarda la convivenza nel partito delle tesi che si misurano nei Congressi e che diventano, in base all’esito congressuale, mozioni di maggioranza e di minoranza. Molti hanno posto l’esigenza di celebrare un congresso in tempi rapidi perché la ritenevano la via maestra per uscire dall’impasse del post 4 marzo e rilanciare l’iniziativa politica, ma si è posto con tutta evidenza il rischio che senza regole condivise e un cambio di approccio nelle dinamiche di maggioranza e minoranza interna un congresso rapido avrebbe potuto risolversi in una semplice conta sui nomi senza superare le lacerazioni interne, non discutendo a fondo delle ragioni di una sconfitta storica e, soprattutto, delle risposte da mettere in campo. Affinché questo passaggio segni un rilancio del PD è necessario che si avvii un congresso “rigenerante” nel quale i temi assumano una posizione di prim’ordine e non di secondo piano rispetto al passaggio – per quanto importante e imprescindibile – delle primarie per la segreteria. Il tema del “come si sta nel partito” è cruciale per rilanciare la nostra iniziativa politica e riacquisire credibilità nell’opinione pubblica: potrebbe essere un ottimo punto di partenza stabilire che la prima fase congressuale (interna) si concluda con l’individuazione condivisa di quattro-cinque punti qualificanti che siano patrimonio comune del PD tutto e irrinunciabili da nessuna delle linee che dovesse risultare vincente al Congresso, facendo sì che tali punti (sia programmatici che organizzativi) diventino patrimonio comune delle diverse anime del partito. Ciò consentirebbe di ridare linfa al profilo valoriale del PD e al contempo garantirebbe alla maggioranza la possibilità di guidare il partito e alla minoranza di sentirsi rappresentata (nell’ambito di questi paletti).

DIMENSIONE ORGANIZZATIVA

Il dibattito sulle questioni organizzative ha invece evidenziato come al giorno d’oggi la diffusione massiva dei nuovi canali di comunicazione ponga l’urgenza di pensare a modalità di coinvolgimento della base che non si risolvano nella sola partecipazione alle consultazioni di partito (primarie) ed elettorali. In questo senso una piattaforma che favorisca l’interazione a distanza tra il Partito e la base va valutata con estrema attenzione in quanto favorirebbe il coinvolgimento dei cittadini nell’elaborazione delle proposte politiche e allo stesso tempo sarebbe uno strumento con cui tastare il polso dell’“elettorato di area”.

Si è poi riconosciuta l’importanza del coinvolgimento degli eletti nelle istituzioni nella vita politica del partito, in particolar modo per il confronto diretto con i cittadini sul territorio e nella capacità di rappresentarne le istanze nelle assemblee elettive a tutti i livelli, dal piccolo consiglio circoscrizionale al Parlamento. A questo si aggiunge la necessità di rafforzare un serio, capillare e ambizioso progetto di selezione e formazione della classe dirigente. In questo senso alcune iniziative negli ultimi anni erano state lanciate, come il percorso “ClasseDem” e la Scuola di Formazione Pasolini tenuta qui a Milano lo scorso anno e in cui la federazione metropolitana ha collaborato attivamente. I percorsi di formazione sono indispensabili per far conoscere ragazzi di diverse provenienze (spesso infatti militano nella giovanile e conoscono soprattutto dinamiche delle proprie realtà), approfondire il dibattito coinvolgendo esponenti di partito e osservatori esterni che favoriscano la crescita culturale e politica dei giovani del centrosinistra. Ma bisogna dirsi, con tutta franchezza, che i giovani vanno anche coinvolti direttamente e attivamente – seppur per gradi – nell’assunzione di scelte. La politica è una di quelle cose che si impara soprattutto facendole, in particolare imparando ad assumersi responsabilità e a compiere delle scelte. Ciò significa, ad esempio, lasciare maggiore spazio nelle esperienze amministrative locali e inserire i giovani nel circuito dei dipartimenti regionali e nazionali del partito, per stimolarne la crescita e favorirne la maturazione consentendo loro di “farsi le ossa” in un contesto organizzato (senza che vengano lasciati soli o allo sbaraglio) misurandosi con l’ambizione e l’opportunità di avanzare ed elaborare loro stessi proposte politiche. Questo inoltre significherebbe ridare un ruolo e una vocazione a una struttura, quella dei dipartimenti, di cui altrimenti non si spiegherebbe la funzione nei partiti del XXI secolo.

Altro punto cruciale è stato quello relativo al finanziamento dell’attività politica e l’acceso dibattito ha manifestato tutte le difficoltà del caso: da molti viene posta infatti l’esigenza di prevedere forme di reintroduzione di un sostegno pubblico dell’attività politica per evitare potenziali problemi di opportunità nell’ottenimento di fondi da privati (che le ultime vicende romane hanno palesato in tutta la loro portata, o quantomeno hanno sottolineato la fondatezza della questione), seppur in modalità attenuata rispetto alle ingenti somme riconosciute in passato e in coesistenza alle modalità attualmente previste per il sostegno dell’iniziativa politica, dal 2×1000 alle donazioni liberali (di importo limitato) da parte di privati, al tesseramento, alle iniziative delle Fondazioni legate ai partiti. Il tutto dovrebbe essere incanalato in una discussione da stimolare nel Paese per portare a un disegno di legge sui partiti attuativo dell’articolo 49 della Costituzione.

Il dibattito ha infine affrontato il tema di quale modello organizzativo adottare per riconoscere e promuovere il ruolo dei territori nell’iniziativa politica. Più che una questione di federalismo, infatti, si riconosce la necessità di ripristinare un approccio di vicinanza ai territori: saper tendere le orecchie alle esigenze poste dai territori spesso inevitabilmente diverse tra loro in base alle diverse specificità può senz’altro aiutare a rilanciare il PD. In questo momento di difficoltà è fondamentale fare perno sulle le amministrazioni locali che guidiamo per recuperare un contato diretto con le istanze dei territori laddove il legame si è allentato e risaldarlo laddove è ancora robusto e riposa su solide basi; proprio la necessità di poter contare su un’affidabile dimensione locale, oltre ad alcuni episodi spiacevoli che hanno visto protagonisti alcune realtà del Partito Democratico ad altre latitudine sconsiglierebbero di un’eccessiva autonomia.
Dal dibattito emerge dunque come sia consigliabile adottare un approccio equilibrato, che non faccia dei territori anonime enclavi del partito nazionale ma che non siano neanche completamente estranee a valutazioni di opportunità e coordinamento complessivo di cui va tenuto conto, affermando con forza come sia in ogni caso necessario sintonizzarsi con le esigenze inevitabilmente diverse in ragioni di specificità territoriali, da riconoscere e fare proprie in occasione della costruzione dei programmi amministrativi ed elettorali in genere.

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