Io sto con Mattarella

Scritto da Francesco Ascioti

 

Lo strappo istituzionale della scorsa domenica non può – e non potrà – essere semplicemente derubricato quale accadimento minore e archiviato come tale.

Il Presidente Mattarella ha fatto quello che ogni Presidente fa: discute della lista dei Ministri con il Presidente incaricato e poi li nomina, se è convinto. Se non è convinto lavora con l’incaricato alla ricerca di una soluzione differente.

La prassi è piena di esempi del genere, talora anche eclatanti.

Ora, c’è da chiedersi: solo Paolo Savona, in questo Paese, poteva fare il Ministro dell’Economia? L’azione della Lega – principalmente- è stata irresponsabilmente pretestuosa. Tornare a votare, farlo presto! Non contano nulla gli allarmi sullo spread, non significa niente il calo di fiducia delle famiglie verso il futuro: contano solo i sondaggi e le pance di chi li interpreta e li cavalca.

Fin qui la cronaca di uno strappo pretestuoso e vergognoso, celebrato molto male, raccontato e vissuto peggio.

Si sono lanciate grida della peggior specie contro una persona perbene, un signore di 76 anni, 3 volte Ministro, una Vice Premier, Deputato, Giudice della Corte Costituzionale. Si è alimentato l’odio della rete che inneggiava agli accadimenti del fratello, il Presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, ammazzato da Cosa Nostra perché lui la mafia in Regione proprio non la poteva sopportare. È un bene che Mattarella sia – oggi- il Capo dello Stato ed è bene che continui a farlo con la mitezza e la saggezza fin qui esercitate.

Ma tutto ciò- dicevo non basta. Non basta a raccontare per davvero a cosa andiamo incontro.

Il voto è alle porte: impossibile che Cottarelli possa governare.

Un voto nel quale non si potrà più parlare di blocchi tradizionali, di tripolarismo, di destra e sinistra e basta.

Sarà un voto che contrapporrà un fronte democratico a un fonte anti-democratico, un fronte europeista al fronte degli Stati Nazionali, il fronte del progressismo e della modernità contro quello reazionario e della paura, quello delle soluzioni viste già due secoli fa.

Occorrerà che noi si faccia uno sforzo disumano: basta con i Congressi eterni del PD, basta con il linciaggio continuo dei leader progressisti, basta con le polemiche e le divisioni laceranti e i dibattiti auto-referenziali. Nel CLN stavano i partigiani di sinistra e la resistenza bianca, i liberali e i comunisti. Tutti loro possono vantare l’unità e l’impegno per regalare all’Italia la democrazia e le istituzioni che oggi siamo chiamati a difendere con assoluta determinazione.

Oggi, noi del PD, dovremmo avere la capacità visionaria di riunire quel fronte: unire coloro i quali sono – in questo Paese- per la democrazia e per la salvaguardia delle istituzioni. I democratici tutti insomma!

Acclamiamo un leader unitario, solido, serio, affidabile e andiamo a fare questa battaglia senza paura. Confido che coloro i quali credono per davvero nella democrazia e la vogliono preservare siano molti di più di quelli che immaginiamo.

 

 

 

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