Sintesi della Conferenza delle Donne del Municipio 3

Francesca Zanasi: Questo percorso di rinnovamento degli organi decisionali della Conferenza delle donne si inserisce in un momento difficile per la storia del nostro partito, l’ora della ricostruzione e della ricerca di una nuova identità e dei valori fondativi che ci tengono insieme, dopo la disfatta delle scorse elezioni. Ha obiettivi importanti, quelli di portare al centro del dibattito i temi delle politiche di genere facendo proposte, parlando alle altre donne che non sono dentro al partito, ripartendo dai bisogni, dalla formazione interna sui temi delle donne, dal rapporto intergenerazionale, dal dialogo, da quanto di buono in questi anni è stato fatto anche dal nostro governo.

Pensiamo per esempio alla fine di quella pratica odiosa che sono le dimissioni in bianco,  al tentativo del governo di impostare politiche di welfare per il reinserimento delle donne nella vita lavorativa dopo la maternità con i voucher asili nido e baby sitter,  del tanto però che c’è ancora da fare. Vorrei che noi donne ritrovassimo insieme una voce forte, unitaria  e solidale, al di là e sopra tutte le correnti interne, capace di sviluppare il nostro “pensiero sociale”, lo spirito femminile che coltiva il talento del “tenere insieme” mondi, persone, idee, inclusivo e in grado di essere portatore di crescita e valore. Un segnale forte, che ho sottoscritto, è la giusta  rivendicazione di autonomia e non subalternità del pensiero femminile con il  movimento TowandaDem,  la lettera-manifesto  delle 400 donne che sono diventate 1000. Finalmente, anche se tardi,  non si nasconde più la “polvere sotto il tappeto” per opportunismo e paura del giudizio fuori e dentro il partito, si dice basta alla strumentalizzazione delle donne “flipper”, candidature femminili plurime servite a far eleggere più uomini. Questo punto sulle rappresentanze femminili deve essere una nuova partenza, deve impostare nuovi rapporti nella classe dirigente del nostro partito, non vogliamo più vedere  le delegazioni solo maschili al Colle,  i dibattiti solo maschili, le donne vallette.

Bisogna parlare di leadership al femminile,  proporre con la forza del contenuto e della competenza i programmi per il rinnovo delle cariche dei segretari a tutti i livelli, metropolitano e regionale, abbiamo davanti agli occhi lo scandalo di una rappresentanza femminile nazionale del PD che arretra davanti ad altre forze politiche, con una parità di genere più di facciata che nei fatti.

Con il rinnovo della Conferenza delle donne democratiche ci relazioneremo con le nostre parlamentari, con le nostre consigliere comunali e regionali. E’ giusto pensare a proposte su più livelli, capaci di attrarre donne anche di schieramenti diversi, fare proposte che siano trasversali, in grado di allargare la sfera di interesse, coinvolgendo anche gli uomini, perché quando migliora la condizione femminile migliora tutta la società.

Il livello nazionale riguarda tematiche di genere fondamentali, su cui le priorità sono la parità salariale in ingresso, l’estensione del congedo parentale per i padri, l’applicazione del piano nazionale contro la violenza, la salute di gente, la difesa e l’attuazione piena della 194, la conciliazione familiare, l’applicazione più ampia del lavoro agile. Sul piano istituzionale  pesa il fatto che non ci sia un ministero alle Pari opportunità.

Il livello comunale vede un Sindaco molto attivo nelle politiche di genere e che “ci mette la faccia”, così come una delegata alle pari opportunità che sta lavorando molto, con importanti risultati come il Patto dei Sindaci contro la violenza e per l’attuazione di politiche di genere, in sinergia con gli assessorati e i Municipi, che però non ha una dotazione economica in proprio, condizione penalizzante per il raggiungimento di obiettivi di vasto raggio.

A livello regionale abbiamo assistito alla creazione di una Giunta regionale sbilanciata su un numero preponderante di uomini, con il ricorso portato avanti dai nostri consiglieri, combattiamo da anni la discriminazione economica da parte di regione Lombardia dei centri antiviolenza che vogliono tutelare l’anonimato delle donne agli sportelli, conosciamo la piaga dell’obiezione di coscienza all’IVG anche negli ospedali milanesi considerati di eccellenza, vogliamo riformare il Consiglio della Pari opportunità ora privo di reali poteri.

A livello di Municipio 3 con i colleghi Filippo Rossi, Valeria Borgese, Cristina Spoldi e Federica Merla, con il supporto della Presidente Antola (unica donna Presidente di Municipio) abbiamo portato avanti in questi due anni il lavoro sulle politiche di genere, attraverso due ambiti principali, la cultura e il lavoro. Abbiamo aperto uno sportello gratuito antiviolenza presso lo Spazio Porpora e stiamo cercando di far accreditare uno spazio nella nostra periferia, via Narni,  come Centro Milano Donna, uno dei progetti portati avanti dalla delegata del Sindaco alle pari opportunità.

Come vicepresidente della Commissione Cultura e Sport del Municipio mi sono occupata di sensibilizzazione contro la violenza con convegni che hanno visto coinvolti gli uomini delle associazioni sul territorio e le donne della rete Dire, abbiamo promosso biciclettate delle donne musulmane (e non solo) come segnale di attenzione contro tutte le prevaricazioni, abbiamo cercato di abbattere gli stereotipi nello sport promuovendo partite di calcio e rugby miste bambini e bambine e partite femminili,  abbiamo promosso convegni sul lavoro e le pari opportunità.

Tutti insieme dobbiamo ritrovare una voce comune forte e solidale che sappia rilanciare lo spirito riformista, sociale e inclusivo originario del nostro partito, ripartiamo dalle donne.

 

Laura Di Donato: porta due esempi di rappresentanza femminile in due ambiti professionali: i media e l’istruzione. Nei Media (dato europeo 2016) a fronte di un 68% di laureate in giornalismo, la rappresentanza femminile si attesta al 35,8% negli incarichi dirigenziali, al 37,7% negli incarichi non dirigenziali e al 33,3% nei CDA. Per quanto riguarda i contenuti giornalistici: il 24% delle notizie parla di sole donne, il 37% delle notizie è riportato da donne, il 41% degli interpellati a dare opinioni “popolari” è donna, il 17% dei pareri esperti è chiesto a donne.

Per quanto attiene, invece, il mondo dell’istruzione in Italia, si passa da un 99% di impiegate nelle scuole della prima infanzia a un 22% di docenti universitarie, passando da un 79% nel scuole di primo grado a un 66% nelle scuole di secondo grado. In Italia 5 donne sono rettori su un totale di 78, e il Politecnico di Milano non ha mai avuto una donna come rettore.

Le donne rappresentano la maggioranza tra i neolaureati, ma rispetto agli uomini faticano di più a trovare un lavoro, e hanno un gap salariale iniziale di 168€, mediamente.

Nel nostro Partito, nel 2013 le parlamentari erano il 37,40%, e oggi sono il 22,94%, e le senatrici il 38,74%, mentre oggi sono il 32,08%.

Tutto ciò per dire che la rappresentanza femminile non è un vezzo, e che l’aumento della presenza di donne nella politica e nel mondo del lavoro sono fondamentali, sono un diritto, e sono una battaglia sulla quale non dobbiamo arretrare di un passo. Per quanto riguarda la politica, e il nostro partito, l’osservazione è che una politica sulle donne fatta dagli uomini produce risultati svantaggiosi, quando li produce, e che il punto di vista femminile deve pervadere ogni ambito dell’agire e del pensare politico, non solo i temi eminentemente considerati femminili.

Angelica Vasile: è necessario trovare delle idee chiave da portare sul tavolo di discussione politica. Uno degli spunti da cui si potrebbe partire è quello di fornire a amministratrici e amministratori idee e suggerimenti in ambito di salute e medicina di genere, partendo dalla prevenzione fino a educazione all’affettività, al rispetto, alla parità.

Per quanto riguarda l’aumento del numero di donne nelle cariche elettive, si potrebbe pensare all’implementazione della doppia preferenza.

Un altro elemento sul quale dovremmo lavorare è quello di tendere a una maggior inclusione delle donne straniere nelle pratiche politiche femminili

 

Paola Ferri: dovremmo essere in grado di creare una lobby femminile superando le logiche di corrente. Come donne impegnate politicamente dovremmo provvedere ad attivare dei centri/momenti di ascolto delle donne che purtroppo ancora oggi soffrono di patologie legate a isolamento e sofferenza privata. Anche sul solco di quanto già organizzato dal Municipio 3

 

Valeria Borgese: il Municipio 3 ha avviato un percorso attivo sul tema del lavoro, che vede le donne in una situazione economica svantaggiosa e più precaria. Oltre alla precarietà e alle maggiori difficoltà di accesso a situazioni lavorative stabili, c’è anche il tema del cosiddetto “soffitto di cristallo”, ossia la sostanziale inaccessibilità da parte delle donne alle posizioni apicali.

Il lavoro delle donne porta come prima conseguenza della riflessione politica un ripensamento sulla condivisione del lavoro in famiglia, sul welfare, sul riconoscimento dei talenti femminili.

Quando le donne entrano nel mondo del lavoro hanno il primo approccio con il gender gap. Anche nelle situazioni assembleari le donne devono avere il coraggio di intervenire, di candidarsi, di avere maggiore stima in se stesse, anche perché valgono almeno quanto gli uomini.

 

Alessandra Bassan: con la riforma della Città Metropolitana è venuta a mancare la delegata alle pari opportunità della Città Metropolitana. Alessandra è vicepresidente del Consiglio Regionale per le pari opportunità, ma di fatto non ha la possibilità di esercitare alcun potere. Dovremmo essere più assertive, e anche più “prepotenti” nella rivendicazione dei ruoli.

Negli ultimi mesi è stato somministrato un questionario presso gli ospedali per contare il numero di abortisti e antiabortisti tra i medici ginecologi: all’ospedale Niguarda e alla Mangiagalli dove, per dare un intervallo di riferimento, gli abortisti sono solamente due per ciascuna struttura. E’ urgente fare una legge a livello nazionale che tuteli le pazienti.

Il contesto politico di riferimento non è favorevole, ma occorre che chi si candida a coordinare le Donne metropolitane abbia le idee chiare e le sappia imporre nei luoghi della decisione politica.

 

Franca Mammoliti: il potere è maschile, la politica è femminile, e ha il dovere di creare relazioni, altrimenti non serve a nulla e ci porta al 18%. Le donne più giovani sono convinte di poter ottenere spazio grazie al loro valore e non alla rappresentanza di genere.

 

 

Francesca Zajczyk: manca la solidarietà femminile: le donne sono più tolleranti nei confronto degli uomini che delle donne. Per il bene delle donne e del Partito dovremmo imparare a chiedere un maggior confronto con le nostre rappresentanti nei luoghi dell’amministrazione, anche per evitare la dispersione di energie su tematiche importanti. Sulla Città Metropolitana è necessario toccare almeno i due temi seguenti:

  • La casa: è importante ed è un punto strettamente legato al lavoro. Su un totale di 22.000 domande di alloggio popolare, le donne sole sono una percentuale davvero significativa, e si tratta di donne giovani e meno giovani
  • I tempi della città: i tempi della città sono anche i tempi delle donne. Francesca era delegata del Sindaco (all’interno dell’assessorato al lavoro) ma non c’è una particolare sensibilità. La Conferenza delle Donne potrebbe iniziare a occuparsene, così come ha fatto Livia Turco.

 

Serena Pasinetti: Serena è una delle persone più attive nel progetto “Cittadini più coinvolti, più sicuri”, che consiste nella raccolta su una tessera delle patologie mediche, da tenere sempre con sé. Con questo progetto sono entrati in contatto con un numero elevato di donne, tipicamente sole, pensionate, anziane, e vedove. Esiste una città sommersa di donne anziane e molto anziane, che a loro volta si fanno carico anche di fare le tessere per uomini anziani: in sostanza sono un supporto per gli uomini per tutta la vita, anche per uomini con i quali non hanno alcun legame familiare o di relazione sentimentale. È un progetto molto bello e sono stati fatti anche progetti di aggregazione e socializzazione a livello di quartiere e di condominio rivolti alle donne.

La delegazione al Colle, con Martina e altri soli uomini è scandalosa e deprimente

 

Renata Averna: fa parte di un organismo multidisciplinare per la prevenzione della violenza di genere con Fabio Roja, magistrato esperto nel contrasto alla violenza di genere e Presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano. Nella scuola l’attenzione va a tutti i cicli: c’è informazione su educazione sessuale, prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle malattie sessualmente trasmissibili. Una volta le ASL mandavano personale nelle scuole per le lezioni di educazione sessuale. È necessario presidiare e occorre ripartire dai consultori, che sono in via di smantellamento. Manca uno spazio per le ragazze.

Esiste anche un problema legato alle donne che devono affrontare le fragilità dei figli o anche solo uno spazio di accoglienza e di assistenza alle donne straniere per momenti particolari della carriera scolastica dei figli, come, per esempio, incontri relativi all’orientamento scolastico.

 

Lorena Croatto: ci vorrebbe una politica più empatica, e le donne sono abbastanza predisposte per questa attività.

È fondamentale il rapporto con chi è stato eletto.

Ci sono dei temi, come per esempio la violenza di genere e il gender gap, che dovrebbero vedere tutte le donne concordi, al di là dello schieramento.

NB:

Per chi volesse candidarsi a delegata per il municipio 3 deve presentare la candidatura (alla segreteria del circolo) entro il 20 maggio

 

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