Senza passato e senza futuro la crisi della sinistra nella società individualista

Scritto da Emanuele Macca

Recentemente mi sono soffermato sulle riflessioni che la psicanalista francese Chaterine Ternynck espone nel suo libro “L’uomo di sabbia – Individualismo e perdita di sé”, edito in Italia da Vita e Pensiero. Mi sono trovato in sintonia col messaggio di fondo che questo volume vuole trasmettere.
L’autrice rileva come conquiste importanti, come la fine dell’autoritarismo, il venir meno della distanza incolmabile tra le generazioni o l’affrancamento delle donne da un destino gregario, oggi rischino di lambire una deriva che, da acquisizioni di civiltà, le stia trasformando in gabbie di solitudine e fragilità. Dice la Ternynck che la stessa consistenza dell’individuo è messa in discussione. Lo testimonierebbero le nuove ansie e le inedite forme depressive, ben note a psichiatri, psicanalisti, medici generici, e a chiunque stia in ascolto della sofferenza umana, una sofferenza – mi preme sottolineare – interclassista. Su questo terreno incerto l’uomo stesso diventa ‘di sabbia’. Una figura inafferrabile e impastata di contraddizioni, ma che ha come tratto distintivo la sensazione di una stanchezza. È un uomo che fatica a portare la sua vita. Costantemente dubita del tragitto e del senso. Chiede riconoscimento e rassicurazione.

Analizzando la crisi del valore della trasmissione intergenerazionale l’autrice sottolinea la rappresentazione paradossale del passato, molto presente nelle nostre vite; di esso ne subiamo il fascino tanto che davanti al computer non la finiamo più di romanzare la nostra storia. Ma fatichiamo a riconoscerne l’autorevolezza nell’attingere, da questo passato, riferimenti, insegnamenti, una comprensione che ci aiuti a vivere. Per quanto costantemente correggibile perché carica anche di errori e colpe, la potente tradizione umanistica sulla quale si è costruita la nostra cultura dovrebbe restare un punto di riferimento. Ancora storditi dalla nostra recente libertà e dalla nostra vita confortevole, sottostimiamo il potenziale fortemente umanizzante di certi comportamenti, certe usanze o certi valori passati che consideriamo con disprezzo.
Estremizzando questa dinamica di rigetto, stiamo mettendo in crisi lo stesso principio, il valore della trasmissione tra generazioni. Trasmettere presuppone, in effetti, un rapporto di fiducia verso il passato come verso il futuro, un’alleanza di fondo tra la generazione che precede e quella che segue, tra il mondo di prima e quello di dopo. La trasmissione si basa sull’intuizione profonda secondo la quale la vita può riservare brutte sorprese e incidenti di percorso, ma vale la pena di essere vissuta. Trasmettere significa passare ad altri quel che abbiamo noi stessi appreso, amato, conquistato. A questo trasferimento ci si può arrischiare solo se si spera, se si crede, in un tempo migliore. L’autrice cita la narrazione di uno studente universitario profondamente depresso: «I miei genitori mi hanno dato molto: un’educazione e i migliori licei della città. Ma è mancato qualcosa che mi perseguita ancora, ed è la convinzione del tutto irrazionale che alzarmi la mattina abbia una qualche utilità. Far carriera sì, per necessità. Ma vivere, in fondo…?».
Per la Ternynck, la disposizione reciproca di dare e ricevere tra le generazioni ha smesso di essere una cosa scontata. Essa infatti presuppone da una parte di sapersi detentori di un’eredità e desiderosi di condividerla, e a quello sono attesi i più anziani. E presuppone dall’altra di essere pronti a ricevere l’eredità e a coltivarla e a questo sono attesi i più giovani. Invece da numerosi racconti di vita emerge l’idea che non solo il presente non debba niente al passato, ma soprattutto che non possa attendersene niente. Tocca sempre di più a ogni individuo delle nuove generazioni costruirsi da solo, da sé e a partire da ciò che aspira a essere. Nei più vecchi, siano essi genitori o insegnanti, si è insinuato un dubbio enorme, che confina con lo scrupolo: « Di quel che abbiamo imparato dalla vita possiamo parlare? Ne abbiamo il diritto? E se parliamo, saremo intesi?». Fortunatamente – dice sempre l’autrice – nella realtà esistono esempi anche di natura contraria ma è indubbio il diffondersi di questa dinamica disgregante.

A mio avviso, dentro questa cornice psico-sociale si può inquadrare anche la crisi della sinistra che se da un lato ha alimentato sane ambizioni individuali, una volta “imborghesitasi” ne sta perdendo il controllo. La vedo come una sinistra post sessantottina che rifiuta di fare autocritica non sui suoi principi di fondo ma sul fatto che oggi stia smarrendo la strada. Forse anche per questo viene punita dagli elettori? Forse perché in fondo evita di riconoscere questo disagio attaccandosi a discorsi di principio impeccabili ma lontani dalla fatica del vivere fianco a fianco con i “razzisti” e i “populisti” e le loro vite quotidiane?
Gioco forza per recuperare un senso nella storia e nella vita riprende quota l’uso più distorto della triade “Dio, patria, famiglia” ovvero il ritorno dei fascismi potrebbe esserne una conseguenza altrettanto politica. Ricordiamoci che nelle situazioni di crisi il meccanismo dell’usato sicuro è la prima tentazione per non affondare.

Ma lavorando nel sociale e nelle dipendenze, nel quotidiano privato, confermando la tesi della Ternynck, vedo in questo anche la causa di tanto malessere intergenerazionale che colpisce tutti, sia i genitori che i figli. Che valore può assumere nel “presentismo” (l’antitesi dello trasmettere tra le generazioni) un lutto prevedibile o drammaticamente inaspettato senza poter/voler coltivare e tramandare la memoria di una persona cara alle future generazioni, privati come siamo almeno di una fede sociale? Quanto questo può alimentare l’uso di sostanze esterne (dipendenze da sostanze chimiche o dipendenze comportamentali) atte ad intontirci per non percepire un vuoto interiore altrimenti ingestibile?

Secondo me, solo con queste premesse e consapevolezze noi possiamo trovare i contenuti e le motivazioni per ricominciare a fare Alta Politica e a farla stimare a sempre più persone!

 

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