Non ci serve un governo. Si faccia una Costituente

Scritto da Francesco Ascioti

“In un’epoca in cui viviamo con un complesso forte di preoccupazione e smarrimento nell’attesa spasmodica di sapere chi sarà il Premier e come sarà formata la compagine del Governo, vorrei provare ad essere blasfemo e dire che un governo non ci serve.

Non ci serve una compagine di persone selezionate dai partiti un po’ grazie ai blog, un po’ organizzati con un occhio al manuale Cencelli che “tiri a campare” (nobile obiettivo del più noto fra i Premier di queste nazione, il sette volte incaricato Giulio Andreotti). Non ci serve che si realizzino opere di cosmetica che ci accompagnino al prossimo voto e non ci serve buttare via ancora dei mesi della nostra esistenza nazionale dedicando i nostri sforzi ad una lenta, estenuante, inutile sopravvivenza che somiglierà – come le altre – ad una devastante agonia.
La mia proposta – allora – è diversa.
Si vari una Costituente.
La si vari 70 anni dopo la prima entrata in vigore della Costituzione. La si vari con un traguardo: il ritorno alle urne nel mese di marzo del 2020.
Vado con ordine.
Durante la Costituente l’Italia ebbe 3 governi De Gasperi.
Ciò che però rimane di quella stagione è la straordinarietà del lavoro realizzato dall’Assemblea che ci diede la Carta ancora oggi in vigore.
Oggi – quindi- dovremmo varare un Governo a trazione Lega/5Stelle con delle qualche forme  di responsabilità da parte del PD. Un governo la cui guida sia affidata a un grande giurista, riconosciuto universalmente e che annoveri tecnici di altissimo profilo nei ministeri chiave delle riforme e figure politiche dei partiti vincitori laddove invece si configurino incarichi topici per segnare (legittimamente) un percorso politico anche di discontinuità.
Il tutto mentre i Partiti lavorano in Parlamento, trasformandolo in una Costituente storica.
Oggi – posto che non ci sono leader che potrebbero personalizzare questo percorso- ci sono tutte le condizioni per la Grande Riforma.
Nel merito la proposta è semplice.
1. Drastica riforma dei poteri del Capo dello Stato, facendo diventare lo stesso un Notaio, garante delle Istituzioni e della Carta. Mantenendone l’elezione in capo a Parlamento e rappresentanti delle Regioni (secondo la numerosità della popolazione), rivedendone i vari quorum, stabilendone una durata in carica di 5 anni e una non possibilità di rielezione.
2. Introduzione del Premierato forte, mediante l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri, la possibilità per questi di nominare e revocare i Ministri e i pieni e reali poteri di indirizzo dell’Esecutivo, con reale e concreta possibilità di incidere.
Bisognerebbe – per ragioni di bilanciamento – introdurre un limite di due mandati consecutivi e non per chiunque nel fare il Premier e stabilire in 4 anni la durata di una legislatura.
Sono altresì per la regolazione dei ministeri, degli incarichi e dei poteri dei Ministeri per legge e per lo stabilire che non si possa essere per oltre 4 volte (consecutive e non) dentro ad un governo.
3. Sul fronte parlamentare: abolizione del Senato dell a Repubblica affidando alle Belle Arti Palazzo Madama e varando una monocameralismo puro.
Credo che bastino 400 Deputati eletti direttamente dal popolo (tutti) e mediante l’espressione di due preferenze (una donna e un uomo). Se rendessimo di nuovo operativi gli ottimi 100 collegi dell’ITALICUM avremmo la possibilità di fare in modo che da ognuno dei medesimi arrivino 4 persone (2 donne e 2 uomini) eletti con voto di preferenza come accade per i Consiglieri Comunali e Regionali.
Sulle due preferenze le stesse regole che già conosciamo per Milano e la Lombardia.
La scheda – credo- dovrebbe essere identica a quella per la elezione del sindaco e del governatore di regione: il nome del candidato Premier a fianco alle liste o alla lista che lo sostengono ammettendo (ovviamente) il voto disgiunto.
4. La governabilità. In un contesto del genere va da se’ che dovremmo ritenere ammessi due brocardi fondamentali della governabilità. Il primo è quello del simul stabunt simul cadent. Ciò è necessario  poiché il Premier eletto direttamente dal popolo non deve potere essere sostituibile ne’sostituito – nessun principio dittatoriale, nulla di diverso da quello che accade per Sindaco e Presidente di Regione.
E ancora: ovviamente dovremmo pensare al premio di maggioranza. Chi vince dovrà avere il 60% dei seggi connessi alla propria lista o coalizione.
Va da se’ che questo sistema debba prevedere il doppio turno – a distanza di 15 gg dal primo, sempre in giornata unica – considerando eletto chi ottenga il 50% più 1 delle preferenze. In caso non si riesca al primo giro, un secondo giro con sulla scheda solo i nomi dei candidati Premier (con le liste connesse) sarà necessaria, senza che ciò modifichi il premio al vincitore.
Il tutto consentendo anche apparentamenti nuovi e più ampi al ballottaggio (in questo modo eventuali larghe intese – ad esempio una santa alleanza contro i 5Stelle- saranno  rese palesi prima delle elezioni e sulle stesse decideranno gli elettori).
Credo che nessun parlamentare possa fare più di tre mandati (siano essi consecutivi e non ) per un totale di 12 anni di permanenza a Montecitorio.
5. Altri interventi li limiterei a rendere da 7 anni il mandato dei Giudici della Corte, adeguando la modalità di elezione dei medesimi (e quella dei componenti del CSM) al nuovo assetto costituzionale.
Finalmente – rivedendo la Carta – potremo abolire CNEL e Province e ampliare fortemente i poteri delle Regioni (guardando a Germania e Spagna con coraggio) realizzando un federalismo pieno e moderno e dei Comuni.
Il tutto richiedendo – in un tavolo di lavoro unitario – alle Regioni e ai Comuni di adeguare subito Statuti e Regolamenti ai nuovi poteri e prevedere che i ballottaggi e i premi di maggioranza siano uguali e presenti su tutto il territorio nazionale e per tutte le elezioni di ogni livello, così come le durate quadriennali e le applicazioni da tre, quattro e due volte nella durata dei mandati(votando nel marzo 2020 peraltro potremmo votare di fatto in tutte le Regioni e nei Comuni previsti in un grande election day nazionale).
Da ultimo – come accaduto per il Senato- occorrerà modificare il Regolamento  della Camera prevedendo di adeguare Commissioni e incarichi alla diminuzione dei Deputati e prevedendo un unico sistema di voto in Commissione valorizzando al massimo il lavoro delle stesse con passaggi solo da voto generale in Aula.
Certo anche immaginando una trattazione in tempi certi e privilegiata per i provvedimenti del Governo (così chiudendo alla scorretta applicazione dei decreti legge).
Se i partiti cominciassero oggi questo percorso – diciamo da maggio- arriveremmo a maggio/ giugno 2019 (ovviamente con la responsabilità di tutti) a chiudere questo iter parlamentare con le adeguate maggioranze richieste e la partecipazione di tutti.
Avremmo da luglio 2019 la nuova Costituzione e potremmo poi dedicare del tempo ai richiesti adeguamenti normativi nazionali e locali o all’ammortizzazione di eventuali ritardi per sciogliere le camere a dicembre ‘19 e votare a marzo 2020.
Insomma – concludendo- abbracceremmo tutti insieme un percorso nazionale di redenzione rispetto al tempo perduto dal 1979 sulle riforme e ci regaleremmo una Italia moderna, funzionante, funzionale alla stagione storica mondiale, fondata su una democrazia autenticamente popolare esprimibile mediante un voto dirimente e idoneo a segnare quella alternanza sana fra le forze che governano.
Una battuta finale: qualcuno obietterà pensando alla nuova dimensione del PD al 18%.
Penso ci si possa dire che non vi sono più adesioni dogmatiche ai Partiti politici e che elettorato  premierà ancora il nostro partito se sapremo proporci nella maniera più idonea.
Non si può avere paura della democrazia. E non si può avere paura di decidere. Piuttosto ci spaventi chi non decide mai e quando non si può decidere nulla. Come ora. “

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