Più conoscenza, meno disinformazione scientifica

Scritto da Claudia Ciaccio

Negli scorsi mesi si è svolto nel nostro circolo un mini-corso sulle fake news, volto a contrastare la disinformazione e riconoscere le notizie diffuse erroneamente, più o meno in buona fede, sui social e dalla stessa stampa. E siccome ci piace occuparci di politica…ma non solo, la serata di Febbraio è stata dedicata alla disinformazione in materia scientifica. Uno dei maggiori temi toccati è stato quello del legame tra vaccini e autismo, questione nota e piuttosto spinosa da affrontare. La contro-informazione (o meglio, la contro-disinformazione) portata avanti a riguardo e le battaglie che hanno avuto come naturale seguito l’approvazione della “Legge Lorenzin”, hanno contribuito nell’ultimo anno ad affievolirne la popolarità, ma anche a rendere ancora più agguerriti i gruppi che tutt’ora sostengono la veridicità di tale ipotesi. Ma come si è arrivati a tutto questo? Da dove nasce e come si è mantenuta un’idea che ha portato lo stato Italiano a dover correre a ripari estremi, quali il redigere una normativa che rendesse i principali vaccini obbligatori per l’accesso alle scuole? E soprattutto, come possiamo prendere parte anche noi al processo di re-informazione sull’argomento, diventando pedine attive? Spesso, in questo come in altri ambiti, capita di avere consapevolezza del fatto che una notizia o un concetto siano infondati, ma quando tali notizie e concetti prendono piede, talvolta addirittura supportati da articoli pseudoscientifici, diventa difficile avere la meglio in un confronto dialettico con un sostenitore della “fake-news”. Tutto sta nel possedere le armi adatte per vincere la battaglia, ovvero quelle della conoscenza.

La leggenda che lega i vaccini con il Disturbo dello Spettro Autistico (questo il corretto termine scientifico della condizione) ha radici lontane e risale al 1998, anno in cui Andrew Wakefield, medico britannico, scrisse uno studio di correlazione tra vaccino MPR (Trivalente per Morbillo, Pertosse, Rosolia) e Disturbo dello Spettro Autistico. Lo studio venne pubblicato su The Lancet, ancora oggi una delle più autorevoli e rispettabili riviste di ricerca clinica per addetti ai lavori, cosa che infuse l’articolo di una forte aura di veridicità. Negli anni successivi la teoria non venne smentita (ma nemmeno confermata da altri studi), finché nel 2004 un reportage giornalistico pubblicato sul Sunday Times mise in luce che Wakefield aveva ricevuto del denaro per redigere l’articolo e supportare così un avvocato in un processo in atto contro diverse ditte produttrici di vaccini. Solo allora l’Ordine dei Medici Britannico, messo alle strette, decise di aprire a sua volta le indagini e dovranno passare altri 6 anni perché, sempre su The Lancet, venga pubblicata una versione rivista e corretta dell’articolo incriminato e il suo ideatore venga radiato dall’albo dei medici. In tutti quegli anni (ben 12) la teoria ebbe modo di prendere piede, sebbene come detto mai fu pubblicato uno studio di conferma. Cosa ne permise allora la diffusione nel pensiero comune? E cosa ne permette di resistere ancora oggi? Molto è da ricercare in una sfortunata coincidenza temporale. I primi campanelli d’allarme di un disturbo del neurosviluppo si hanno infatti intorno ai 12-18 mesi, età in cui ci si aspetta che il bambino cominci a relazionarsi con l’altro e dimostrare il proprio intento comunicativo. Queste acquisizioni mancano, o si sviluppano in maniera più o meno francamente anomala nel bambino con Disturbo dello Spettro Autistico e, guardando il calendario vaccinale, è facilmente osservabile come proprio negli stessi mesi in cui dovrebbero avvenire sia prevista la somministrazione della prima dose del vaccino MPR, l’incriminato. L’esacerbazione della problematica viene così attribuita alla dose vaccinale mediante un erroneo legame causa-effetto, ma la correlazione è unicamente temporale. Lo sconvolgimento dei rapporti di causalità è spesso alla base della disinformazione, in medicina come in altre materie. In ambito scientifico, lo strumento utilizzabile per una corretta informazione arriva dal web. Si chiama PubMed ed è un motore di ricerca gratuito in cui troviamo raccolti articoli scientifici pubblicati sulle principali riviste internazionali, buona parte dei quali liberamente consultabili e scaricabili. Sullo specifico argomento vaccini, inserendo come parole chiave “vaccines, autism” il programma fornisce velocemente centinaia di articoli, e tutti giungono alla stessa conclusione: assenza di correlazione. PubMed è utilizzabile per ricercare informazioni in ambito medico, ma non solo; è infatti consultabile anche materiale inerente al mondo chimico, biologico, animale e a numerosi altri ambiti di ricerca. Un ottimo strumento per documentarsi e supportare la corretta informazione, scientificamente.

 

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