Arrivo e (ri)partenza: raccontiamo i diritti

Scritto da Angelo Serìo

Quella che ci troviamo a fronteggiare è la fine di una legislatura complessa, ricca di debolezze e protagonismi, di traguardi e di fratture.

Quella che ci troviamo a fronteggiare è la fine di una legislatura che mai come nessuna in passato ha posto in primissimo piano il tema dei diritti. E, forse soprattutto per questo, quello che ci troviamo a fronteggiare è anche il senso di irresolutezza, di “bene sì, ma manca ancora qualcosa”.

Allo ius culturae credevamo fermamente. Credevamo con tutto il cuore a quella che è stata un’occasione persa per l’Italia e per tantissimi italiani. E alle soglie del Natale ce lo auguravamo tutti, insieme alla speranza che ci fosse meno ipocrisia da parte di chi inneggia al presepe e poi dimostra avere il cuore di Caifa.

Non ce ne faremo una ragione e continueremo a spiegare perché era ed è una cosa giusta approvarlo. Continueremo a convincere il nostro elettorato, e anche quello che non è nostro, che era ed è una cosa giusta.

Tanti non hanno ancora capito cos’è, questo ius soli. Tanti sono contrari e non sanno perché lo sono.

Pensiamo a questo. Pensiamo a far pensare, a far capire, a spiegare.

Raccontiamo ogni singola legge, ogni singolo articolo, ogni singolo comma del progresso. Ariamo il terreno, quello che nascerà sarà più rigoglioso e forte.

Raccontiamo ciò che si è fatto di buono e che prima non c’era, raccontiamo gli errori senza arrampicate, raccontiamo le strategie e le visioni che si issavano dietro ogni singola conquista. Diciamo quello che vogliamo fare, guardiamoci e diciamocelo.

Dobbiamo farlo!

Raccontiamo la speranza e facciamo in modo che non si perda. Raccontiamo la lotta e facciamo in modo che non si acuisca. Raccontiamo i dolori e facciamo in modo che passino. Raccontiamo le passioni e facciamo in modo che non passino.

Raccontiamo il bacio di Matteo e Claudio che adesso si possono unire civilmente. Raccontiamo il sollievo degli occhi di Flavia che si possono chiudere senza accanimento terapeutico. Raccontiamo il viso di Chiara che grazie alla legge contro il femminicidio non potrà essere deturpato.

Ma raccontiamo anche gli occhi delusi di Samad dopo lo ius soli. Raccontiamo le lacrime dei figli delle coppie arcobaleno dopo la troncatura della stepchild.

Raccontiamo le conquiste e raccontiamo i nostri errori, perché è da lì che dobbiamo ripartire. E, siccome ci siamo, raccontiamo anche un’altra cosa: se non lo facciamo noi, da marzo di diritti non si occuperà nessun altro.

Quello che troviamo a fronteggiare è sì, allora, la fine di una legislatura, ma non la fine della stagione dei diritti la quale ci auguriamo duri per sempre.

 

 

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