Pronto Politica? Mi senti?

Dal tavolo di lavoro Pronto Politica? Mi senti? (rappresentanza studentesca e dialogo con con le istituzioni) dell’evento del 14 Dicembre: Il futuro in ascolto. Idee e proposte per l’università di domani.

Spesso i gruppi studenteschi, più o meno legati ai vari partiti tradizionali, e le varie associazioni culturali sono luoghi importanti di confronto, dibattito e crescita personale attraverso attività extra curriculari che impattano positivamente sul mondo accademico e sugli studenti dell’ateneo; conferenze, attività, incontri, studio costruiscono il gruppo di studenti che vi aderiscono.

Altre volte sono semplici aule dove ci incontra solamente per organizzare le elezioni studentesche e qualche proposta da fare al Senato accademico e quindi pochi sono gli studenti davvero coinvolti nelle attività per l’ateneo.

Infine alcuni gruppi studenteschi, purtroppo, sono semplici “macchine elettorali” che servono a far eleggere qualche rappresentante degli studenti all’interno dei vari organi istituzionali dell’ateneo senza alcun progetto, idea e proposta rispetto alla propria università.

Come si può notare il mondo dei gruppi studenteschi è molto variegato e frammentato perché alcune università, con l’attività costante dei docenti e del corpo accademico, sviluppano e incentivano molto queste associazioni (politiche e non) che diventano uno strumento di grande crescita culturale e umana durante il proprio percorso accademico mentre altre università non hanno alcun progetto o programma, lasciando piena libertà a questi gruppi di essere scatole vuote oppure luoghi di incontro e dibattito costruttivo.

I partiti politici, o meglio la politica intesa come istituzioni, sono praticamente assenti e non hanno assolutamente nessun legame o rapporto con questi gruppi studenteschi; non li conoscono e non li coltivano. Conseguenza a questo forte disinteresse (eccetto alcuni casi molto rari) da parte della politica, i gruppi studenteschi non hanno alcun rapporto con le istituzioni, le loro attività si concludono all’interno dell’ateneo e non c’è una vera e propria influenza reciproca con la società esterna all’università.

Così facendo sempre più giovani non si dedicano più alla politica in modo attivo, si disinteressano completamente della gestione della “cosa pubblica” e spesso, come hanno dimostrato (eccezion fatta, molto importante e da analizzare, per il referendum del 4 dicembre 2016) le ultime elezioni amministrative, non vanno neppure a votare considerando la politica un settore non più importante.

I partiti politici non dovrebbero usare il tema “giovani” come slogan ma dovrebbero iniziare seriamente a dialogare con l’universo sterminato delle associazioni culturali e i gruppi studenteschi organizzando incontri, dibatti e confronti tra questi studenti, che vogliono partecipare alla vita politica della società, e istituzioni, politici, sindaci, deputati e senatori.

Un punto di partenza potrebbe essere un piano strategico che coinvolga attivamente gli studenti alla costruzione di una campagna elettorale come stagisti, collaboratori, volontari (come succede ad esempio negli Stati Uniti d’America) che si occupino di andare a distribuire volantini ma anche di dare idee concrete sui vari programmi elettorali, che organizzino eventi ma anche che diano il loro contributo nella comunicazione e nella sensibilizzazione dei temi trattati in campagna elettorale.

Un modo, questo, per riavvicinare i giovani alla vita pubblica per la propria città, la propria regione o il proprio paese e dire loro che non possiamo essere indifferenti alla società che ci circonda o alla gestione della “cosa pubblica” perché l’indifferenza è già una scelta, è scegliere che altri scelgano per noi.

Tutto questo con partiti politici, istituzioni e politici consapevoli che non possono abbandonare dopo la campagna elettorale un popolo di giovani che ha acquisito competenze ed esperienza e che ha avuto una crescita personale per poi riprendere gli stessi giovani o altri dopo due, tre o cinque anni.

Ecco che la costruzione di tavoli tematici periodici su diversi argomenti e diversi problemi che una città o una nazione deve affrontare possono essere utili per far dialogare coloro che sono stati eletti e le istituzioni con giovani studenti universitari che studiano per trovare risposte a problemi complessi, che organizzano gruppi studenteschi o associazioni per analizzare, capire e affrontare tematiche economiche, sociali e culturali.

Da questi tavoli potrebbero uscire proposte che aiutino a scrivere leggi migliori ai parlamentari oppure evidenziare problemi che le istituzioni non hanno percepito.

Questo rapporto periodico tra politici/istituzioni e gruppi studenteschi/associazioni culturali all’interno delle università avrebbe lo scopo di costruire in modo sano e meritocratico la nuova classe dirigente del paese senza dover vedere partiti politici che poco prima delle elezioni vanno alla ricerca di giovani che resteranno solamente un numero o un volontario sconosciuto in più.

 

 

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