Università senza confini

Dal tavolo Università senza confini (Erasmus, opportunità internazionali, formazione all’estero) dell’evento del 14 Dicembre: “Il futuro in ascolto. Idee e proposte per l’Università di domani”.

Scritto da Alessandro Pioletti

Il programma Erasmus “classico” ha avuto negli ultimi anni un enorme sviluppo e successo tra gli studenti di tutti gli atenei italiani che hanno potuto usufruire un periodo di studi in un paese diverso dal nostro e in un ateneo internazionale situato in paesi dell’Unione Europea.

Con una crescita di oltre il 40% rispetto agli anni precedenti, si stima che tra il 2017-2018 saranno oltre 41.000 gli studenti universitari in partenza per un ateneo estero, posizionando il nostro paese al quarto posto dopo spagna, Germania e Francia.

Anche i tirocini Erasmus stanno riscuotendo molto successo con 7952 studenti universitari che hanno deciso di affrontare uno stage in un’impresa europea o in un centro di ricerca estero. In questo caso l’Italia si classifica al terzo posto dopo la Francia (12737 universitari) e Germania (8090).

Purtroppo le cose vanno meno bene se parliamo di accoglienza di studenti stranieri nei nostri atenei perché con 21915 studenti (biennio 2015-2016) europei siamo il quinto paese più attrattivo in Europa dopo Spagna, Germania, Francia e Regno Unito.

E’ importante analizzare i dati degli studenti italiani che vanno a studiare all’estero ma anche quelli degli studenti europei che vengono a studiare nel nostro paese perché ci fa vedere le opportunità internazionali e le problematiche connesse in modo completo e globale.

Come abbiamo visto il programma classico Erasmus si è ampliato con i tirocini e il programma Erasmus Plus ma non è l’unico modo per studiare o lavorare all’estero perché grazie a programmi e progetti di molte associazioni private no profit, del Ministero degli Affari Esteri oltre che alle università (alcune con impegnativi ed evoluti programmi e altre molto meno) l’offerta è aumentata molto in questi anni attraverso l’incremento di borse di studio, tirocini, stage, corsi di lingua, opportunità di volontariato europeo e opportunità verso altri paesi europei.

Nonostante i dati siano buoni ci sono ancora molti aspetti da analizzare e migliorare. Se il denaro investito e le opportunità date da università private e associazioni private no profit stanno aumentando, il settore pubblico (Ministero degli Affari Esteri e università statali) deve incrementare i fondi destinati a queste attività perché spesso le borse di studio date agli studenti o tirocinanti sono poco più che rimborsi spesa di poche centinaia di euro al mese che purtroppo non sono sufficiente ad affrontare le spese in paesi spesso più costosi del nostro come ad esempio Regno Unito.

Dato che alcune università italiane stanno scalando le classifiche mondiali come formazione, opportunità e rapporti con l’estero, qualità dell’istruzione sarebbe opportuno che le istituzioni pubbliche mettessero a sistema queste energie e best practise a favore degli atenei che hanno meno esperienza in questo campo per favorire uno sviluppo omogeneo del nostro sistema universitario, aumentando il numero di atenei importanti e attrattivi e valorizzando le competenze di specifici corsi di laurea che differenziano un’università rispetto alle altre.

Un ulteriore aspetto molto importante è la comunicazione e presentazione di questa offerta formativa verso l’estero perché spesso gli studenti universitari devono cercare e successivamente valutare le tante, e sempre maggiori, opportunità internazionali che ci sono con deadline, documentazione da allegare, etc. senza alcun preciso riferimento.

Proprio per questi motivi le università che in questi ultimi anni hanno investito molto nella comunicazione dei propri programmi universitari all’estero verso i propri studenti con un conseguente miglioramento e aumento dei rapporti con altre università europee e mondiali hanno visto un incremento delle iscrizioni e dell’importanza a livello globale soprattutto nel mercato del lavoro.

Molto importante sarebbe anche una valutazione e raccolta dati di questi progetti nei vari atenei privati e statali, nelle varie associazioni private no profit e istituzioni pubbliche per comprendere, analizzare e migliorare le sinergie tra i protagonisti di questo ambito.

Tutto ciò, naturalmente, bisognerebbe farlo anche per gli studenti stranieri verso le nostre università, centri di ricerca e istituzioni pubbliche in modo tale da attrarre sempre di più studenti da tutto il mondo con competenze, cultura e percorsi accademici diversi per arricchire e sviluppare il nostro “modello paese”.

Quindi servirebbe un piano strategico nazionale che metta insieme le sinergie e best practise di tutti i soggetti interessati e faccia conoscere le nostre opportunità di studio e lavoro agli studenti di tutto il mondo, oltre a ciò che già stanno facendo alcune singole università per conto loro.

 

 

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