Rivoluzione occupazionale

Dal tavolo Rivoluzione occupazionale (nuovi lavori, informazione e formazione sul lavoro di domani) dell’evento del 14 Dicembre 2017:”Il futuro in ascolto. Idee e proposte per l’università di domani”.

 

Dalla ricerca “ADP 5.0: come la digitalizzazione e l’automazione cambiano il modo di lavorare”, condotta da The European House – Ambrosetti per conto di ADP Italia, si comprende immediatamente come sta cambiando il mondo del lavoro e quale peso hanno e avranno i robot all’interno della maggior parte dei settori economici del nostro paese.

In media ci sono 160 robot industriali ogni 10.000 operai (1 robot ogni 62,5 operai) nell’industria manifatturiera italiana (in Spagna 1 robot ogni 150 operai e in Francia 1 robot ogni 127 operai).

Questo vuol dire che, sempre secondo la ricerca di The European House – Ambrosetti, sono a rischio automazione il 14,9% dei lavoratori, cioè circa 3,2 milioni di persone.

Questi dati ci servono per discutere di “nuovi lavori” e programmare una serie di programmi formativi e scolastici a medio – lungo periodo per gestire e affrontare la cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

Contrastare e demonizzare i robot, l’intelligenza artificiale, i big data è controproducente perché è una rivoluzione scientifica e culturale che porta enormi vantaggi all’interno della nostra quotidianità (con alcuni rischi correlati come ogni rivoluzione economica e scientifica) e dei posti di lavoro.

Ridurre gli incidenti sul lavoro grazie a maggior sicurezza sul lavoro, l’uso dei “cobot” (robot collaborativi) per ridurre lo sforzo fisico e ridurre o addirittura abbandonare le mansioni routinarie, maggiore efficienza e qualità nella produzione e nei servizi sono solo alcune conquiste che potremmo fare grazie alla tecnologia.

Questo comporta una serie di riflessioni e di programmi che devono necessariamente partire dalla scuola, dalla formazione e dall’università per creare figure professionali adatte ai nuovi lavori che richiederanno meno ripetitività, più capacità creative e logiche, complessità intellettuale e operativa per affrontare problemi complessi e pratici, e nondimeno, più capacità relazionali e sociali.

Serve sviluppare e costruire distretti industriali all’interno dei quali imprese e istituti superiori e università collaborano per capire quali sono le figure professionali che il mondo del lavoro cerca e quali sono le capacità e competenze, dal canto loro, il mondo scolastico deve sviluppare per rispondere a specifiche esigenze.

Utili sarebbero incontri mensili all’interno delle scuole e delle università da parte di manager, imprenditori, liberi professionisti, lavoratori dipendenti in modo tale da informare gli studenti sulle dinamiche, esigenze e richieste del mondo del lavoro e dell’impresa.

Oltre alle giornate di orientamento dove il mondo del lavoro si fa conoscere andando nelle università o nelle scuole, servirebbe un cambio di paradigma organizzando open day scuola – lavoro dove gli studenti con i propri insegnati visitano e partecipano ad attività all’interno dell’impresa in modo tale che ci sia uno scambio di informazioni tra studente e mondo del lavoro, e viceversa.

L’alternanza scuola – lavoro in aggiunta a progetti didattici (come ad esempio quelli dell’ESA – European Space Agency – e della NASA con le scuole superiori) creerebbero ulteriori legami e connessioni tra questi due mondi che sembrano ormai viaggiare su binari paralleli.

Tutto questo deve essere coordinamento centralmente in modo tale da sviluppare tutte le eccellenze e tutti i territori del nostro paese che hanno specificità in vari settori con un’attenzione particolare alla raccolta dati e valutazione di questi programmi per cancellarli, modificarli o migliorarli.

I lavori diventeranno sempre più automatizzati e quindi serviranno figure professionali con competenze maggiori che permetteranno a tutti i lavoratori di prendere decisioni complesse oppure utilizzare robot sofisticati. Sarebbero utili corsi brevi dopo le scuole superiori (post-secondary non-tertiary) organizzati dalle università o dalle imprese con i quali giovani che non hanno intenzione di affrontare un percorso universitario possano in breve tempo acquisire delle competenze avanzate, pratiche e con alto profilo che permettano di inserirsi immediatamente nel mondo del lavoro.

Servono programmi seri e di alto livello che promuovano corsi di aggiornamento e approfondimento a livello universitario, industriale e nazionale perché la tecnologia ci richiederà di essere sempre più aggiornati in tempi rapidi e in modo efficiente.

Serve una scuola che unisca teoria, importantissima, alla pratica, fondamentale, che spinga a lavorare in gruppo e ad applicare le nozioni ricevute in classe al mondo reale. Serve un’università più legata al mondo del lavoro, che sviluppi flessibilità e multidisciplinarietà, che dia nozioni e conoscenze teoriche ma soprattutto un metodo di ragionamento che permetta di trovare soluzioni complesse a problemi complessi e che permetta di adattarsi al cambiamento sempre più costante del mondo formativo e lavorativo. Serve riallineare il sistema formativo con il mondo del lavoro attraverso una stretta e costante collaborazione mediata dalle istituzioni per la costruzione di programmi che abbiano una visione a lungo periodo.

 

 

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