Ricetta d’Odio

Scritto da Federico D’Alesio

Cento grammi di farina. Due uova. Cacao. Cavolo questa è la ricetta sbagliata, dove l’ho messa l’altra? Eccola! Allora seguiamo le istruzioni.

1)Trovare una vittima indifesa che apra il cuore del lettore: una bambina. Qualsiasi uomo o donna che legga quello che è scritto deve pensare che la protagonista della storia potrebbe essere sua figlia.

2)Trovare il colpevole che è sempre colpevole. Il mostro. Il lupo di cappuccetto rosso: un musulmano.

3) Trovare un fatto che faccia venire i brividi al lettore. Deve essere qualcosa di sconvolgente, una bomba così bomba che il primo giornalista che la legge, estasiato dal numero di click che potrà fare il suo nuovo articolo, bramante di vedere il suo nome in prima pagina, si scordi di verificarne la veridicità. Uno stupro andrà più che bene.

4) Trovare una circostanza. Ahia questa è dura. Però è la parte più importante. Deve essere dato uno sfondo alla storia. Qualcosa di vero, una piaga esistente che dia al giornalista che lo leggerà un motivo in più per non verificare la fondatezza del raccontato: Il fenomeno delle spose bambine.
IMPORTANTE: ricordare che il contesto deve essere solo uno sfondo. Alla fine dei conti chi legge dovrà pensare solo “Muori mostro! Vai via! Pena di morte!”.  Evitare di far venire ai lettori domande su quello che leggono. Evitare di stimolare in loro la voglia di conoscere meglio il problema per cercare una soluzione, va a finire che si accorgono della licenza poetica presa.

5)Trova un messaggio da trasmettere. Che sia facile. Che faccia comodo. Che sia possibile da scrivere su Twitter, Facebook e Instagram. Che sia facilmente riassumibile da qualche scritta sui muri nelle strade. Ricordare che va sempre bene: “la religione musulmana non è integrabile con la nostra, vogliono conquistarci, vogliono fare ai nostri figli le peggio atrocità”.

6) Lasciare cuocere in forno per un bel po’.

Questa ricetta non è una di quelle che si trovano nel ricettario della nonna. Non è una di quelle ricette per le torte: è una ricetta d’odio.
Ci sono maestri di odio che ne preparano a bizzeffe, poi le fanno sembrare delle belle torte.
Il pericolo vero? Quando te le ritrovi dal tuo pasticcere di fiducia, perché dai per scontato che lui controlli tutto ciò che espone sul bancone e allora te le mangi senza fare tanto caso a ciò che c’è dentro.
E mangi l’odio e l’odio uccide.

Nei giorni scorsi è circolata la notizia di una bambina di 9 anni stuprata da un uomo di 35 anni con cui era sposata per volere dei propri genitori. La ciliegina sulla torta, tanto per restare in tema, era che tutti i protagonisti di questa storia erano musulmani e vivevano a Padova (ahhh invasori del nostro bel stivale!).

Illuminati dai click facili, ma forse a cervello spento, molti giornalisti pubblicano la notizia su giornali locali e nazionali.
Sarà “Il Giornale” a dare la doccia gelata nel pomeriggio: LA NOTIZIA È FALSA. Piovono ovunque scuse ai lettori e c’è una corsa contro il tempo per cancellare gli articoli precedentemente pubblicati. Veramente un peccato perché i commenti politici che accompagnavano la notizia erano davvero spassosi: il Secolo d’Italia scriveva “Curioso sentire parlare con tanta enfasi di Ius soli e di integrazione, quando poi nessuno – neanche le donne progressiste dalla Boldrini in giù- su questa discriminazione delle donne nella religione musulmana e sulle usanze familiari contrarie alle nostre leggi non dicono una parola. Nulla”.

Il macellaio non deve vendere carne avariata, il farmacista non deve vendere farmaci scaduti, il giornalista non può scrivere notizie false. Non è accettabile scrivere: “scusate la notizia che ho riportato è falsa ma il ragionamento intorno rimane quello”, che equivale un po’ a dire la merda non è cioccolato ma possiamo comunque farci un dolce.

Non è accettabile che uno dei leader più in vista della politica italiana condivida la notizia sui social, inneggiando contro il multiculturalismo, senza verificarne la veridicità dei fatti. Ma più che Salvini pubblichi notizie false trovo ancora più inaccettabile che migliaia di persone condividano il suo pensiero senza criticamente porsi la domanda: “e se fosse una baggianata?”.

Le fake news non nascono oggi, sono sempre esistite, adesso però hanno una diffusione più ampia attraverso il web e i social. Vengono utilizzate ad arte per condizionare l’opinione pubblica: sono ad oggi il nemico numero uno della politica e del cittadino.

Quante volte abbiamo postato cavolate sulla nostra pagina Facebook? Dobbiamo metterci in testa che qualsiasi cosa pubblichiamo diventiamo mezzo di diffusione e, in quanto mezzo di diffusione, abbiamo una responsabilità nei confronti di chi ci legge.

Ma come difenderci? Come riconoscere una fake news?

Approfondiremo meglio questo fenomeno attraverso un ciclo di tre incontri, organizzato da Giovanni Siragusa del Circolo 02PD, che partirà il prossimo 19 dicembre alle ore 21 presso la sede del Circolo 02PD, in via Eustachi 48. Obiettivo del ciclo d’incontri sarà stilare una semplice guida che possa essere di aiuto a tutti i cittadini per riconoscerle: un’arma da usare contro chi vuole cambiare la verità per un proprio tornaconto personale.

La tutela dell’informazione è la guerra dei nostri giorni. Una guerra per la civiltà, da fare senza bandiere e con la partecipazione di tutti. Noi ci siamo, e voi?

 

FONTI:

https://www.vice.com/it/article/pa3nqm/come-nasce-e-si-diffonde-una-notizia-falsa-in-italia

http://www.lastampa.it/2017/11/22/cultura/opinioni/buongiorno/la-bimba-oggetto-rPJHSoCHRDUcBauoMgyUfN/pagina.html

http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:DnXhtgwLYJQJ:www.secoloditalia.it/2017/11/padova-sposa-bambina-9-anni-stuprata-dal-marito-musulmano-integrato/+&cd=11&hl=it&ct=clnk&gl=it

http://www.ilpost.it/2017/11/22/bambina-musulmana-stuprata-padova/

http://www.huffingtonpost.it/khalid-chaouki/il-multiculturalismo-non-e-una-minaccia-per-litalia-la-retorica-islamofoba-si_a_23285567/

 

 

 

 

 

 

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