NON CHIAMATELA COALIZIONE DI PARTITI MA CO-AZIONE DI RIFORMISMI

Scritto da Francesco Ascioti, Segretario 02PD

Il dibattito politico di questi giorni, tutto interno al centrosinistra (ammesso che ne esista uno), circa l’ipotesi di costruire una alleanza elettorale in vista del voto di primavera, assume sembianze grottesche.

Si fa un gran parlare di tattiche e accordi, alleanze e regole per le Primarie le quali, per la prima volta, dovrebbero servire a delegittimare un leader piuttosto che a lanciarlo e rafforzarlo.

Le differenze fra i partiti coinvolti – è del tutto evidente – sono moltissime.

Tuttavia ciò non è un male e la parte proporzionale della Legge Elettorale ben valorizza l’ipotesi che ciascun partito competa con la propria idea di programma per contarsi.

L’ipotesi di un accordo- almeno negli uninominali invece- sarebbe, di sicuro, auspicabile qualora si riuscisse a definire una convergenza vera sul programma di governo fra le varie realtà.

La mia idea è semplice: basterebbe mettere da parte rancorosi egocentrismi, comprendere che la sfida vera non sono le Primarie eventuali, ma le Politiche(!), accettare le differenze in essere con maggior pragmatismo e – venendo ai temi reali- cercando di creare un vero e grande polo riformista.

Troppo a lungo il riformismo italiano di stampo sociale, liberale e cattolico ha evitato di fondersi e contaminarsi per ragioni legate all’identificazione internazionale con questo o quel blocco del mondo.

Oggi però l’antisistema non ha più una matrice di sinistra: è rappresentato dalla Destra alle porte.

La demagogia populista è bene incarnata da tutte le nuove e vecchie, salvifiche e miracolose, Destre con le quali ci confronteremo al voto. E allora non basterà immaginare un blocco responsabile che continui ad annaspare dopo il voto nella speranza di avere un seggio in più alla fine della fiera alla Camera e al Senato (si comincia con l’essere responsabili e si finisce col diventare conservatori).

Occorre che quel blocco responsabile diventi – già qui e ora – un polo Riformista serio, che si regga sulle gambe delle varie culture riformiste già citate. Ed è su questo terreno che io vedo, in concreto, l’ipotesi di una interazione forte e di un dialogo reale fra i partiti coinvolti.

Un polo Riformista che parta dagli assunti essenziali dell’antifascismo e della laicità dello Stato come valori supremi. Che riparta dall’agenda bloccata dei Diritti perché la stessa è trasversalmente presente in ognuna delle culture Riformiste. Che si ponga un serio problema di integrazione degli immigrati coinvolgendo con autorevolezza l’Europa laddove non può arrivare oggettivamente l’Italia con la propria superficie geografica e con la generosità dei propri cittadini.

Un polo Riformista che concordi sul fatto che il cammino delle grandi Riforme in Italia- non solo e non per forza di natura Istituzionale- deve riprendere speditamente e al più presto. Magari partendo da un cammino di Riforme economiche: una revisione in chiave occupazionale del fisco sulle imprese e sui privati, una grande riforma dell’Università incentrata tutta e solo sulla meritocrazia e non su privilegi dinastici e di posizione, una grande attività di semplificazione delle procedure perché è in quei cavilli e in quelle sovrastrutture che vive e domina l’illegalità.

Non chiamatelo Centro-Sinistra, non chiamatela Coalizione: sia una Co-Azione fra Riformisti. E non facciamone un’occasione per distruggere il futuro di qualche politico ma per costruire quello di qualche italiano.

 

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